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Archive for the ‘Metodologie’ Category

Transition Town: La psicologia del cambiamento

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Written by enricolistico

28/02/2011 at 10:01

Il Valore del Silenzio

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Il silenzio è uno strumento di ben essere: quiete, calma, equilibrio, ascolto. Saper ascoltare significa comprendere le esigenze di chi ci sta di fronte.

Articolo di Antonella Lucato

Il silenzio, la lingua comune ed eterna dell’universo e’ la piu’ adatta a comunicare i sentimenti piu’ profondi che si esprimono attraverso il silenzio. Posso affermare che l’incontro con il silenzio mi ha cambiato la vita e trasformato profondamente il mio modo di comunicare. E’ nel silenzio che ho imparato ad ascoltare, a comprendere, a leggere oltre le parole.

Dopo gli anni della comunicazione verbale e quelli della comunicazione non- verbale, oggi di silenzio ne ho bisogno, e’ mio compagno, e’ il piacere di stare con me stessa, il luogo dove il mio spirito trova ristoro, dove recupero le energie e mi ritempro, e’ un amico fidato al quale faccio ricorso ogni volta che una svolta, una scelta, una prova o una nuova sfida attraversano la mia vita sicura che nel raccoglimento e nel silenzio trovero’ le risposte, la giusta via, l’armonia, le parole per comunicare cio’ che sento e penso.

Il silenzio e’ diventato uno strumento fondamentale anche nel mio lavoro. Sto scrivendo in compagnia del silenzio. Nei miei corsi ho visto tante persone trasformarsi, dopo l’esperienza del silenzio hanno cambiato la loro comunicazione, il modo di esprimersi, di relazionarsi e persino di muoversi e hanno trovato, anche grazie al silenzio, maggior ben essere.

L’importanza del silenzio
La nostra e’ la societa’ del rumore, abbiamo poche possibilita’ di stare in silenzio, di ascoltare noi stessi, la nostra voce interiore. Lo stress, il bombardamento di informazioni, la confusione, l’eccesso di comunicazione con l’esterno, non abbiamo l’abitudine al silenzio, come se il rumore rappresentasse la vita e il silenzio la morte allora il silenzio puo’ far paura.

Come possiamo ascolatare la voce interiore? Come conoscerci, incontrarci, comunicare con noi stessi e con gli altri?

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Written by enricolistico

24/01/2011 at 23:44

La Conferenza del Futuro

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La Conferenza del Futuro, la Conferenza Creativa

di Silvana Martuscelli

E’ lo strumento per trasformare l’intero ambito del nostro operare in un Campo Creativo.

Che renda possibili i cambiamenti necessari a soddisfare i bisogni comuni; che dimostri la potenza dei Campi e dell’Uomo; ci auguriamo infine che, nella costanza e nell’equilibrio, gli esseri umani trovino conferma in loro di quanto sia realizzabile un progetto immaginato e condiviso da tutti.

PREMESSA
Il motto che caratterizza le Conferenze del Futuro è: “Tutto il sistema in una stanza!”. Oppure: “Il cambiamento è possibile se lo vogliono tutti e se tutti partecipano alla sua definizione”. Per questa sua caratteristica di “unificazione”, la Conferenza del Futuro si presta anche quale strumento per affrontare il pessimismo ed il senso di frustrazione che può emergere nella “fase critica” del Laboratorio del Futuro, prendendo il sopravvento sulla capacità di costruire una visione positiva.

Tale risorsa è stata sperimentata per la prima volta a Berlino dopo la caduta del muro, quando due gruppi, uno di giovani studenti e l’altro di anziani, hanno affrontato insieme il tema del futuro della propria città. Contrariamente ad alcune aspettative, la differenza generazionale si è rivelata un elemento propulsore della creatività comune, fonte di stimolo per lo sviluppo di una visione condivisa.

Visto l’esito di tale esperienza, la Conferenza del Futuro è stata riproposta in una scuola che intendeva dotarsi di una struttura migliore, coinvolgendo l’intero sua ambito: dagli insegnanti agli studenti ai genitori ed ai rappresentanti dell’amministrazione.

Si è immediatamente constatato che, allargando lo spettro dei partecipanti, si ottiene da un lato una partecipazione più attiva e quindi un impegno più forte, dall’altro un maggior dispiegamento di risorse ed idee, in considerazione della maggiore diversità di approccio al tema trattato. Dal confronto intergenerazionale e interfunzionale erano nate una nuova forza propositiva ed una cultura della convivenza e della reciproca accettazione.

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Written by enricolistico

22/01/2011 at 16:03

I Campi Creativi

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Con felicità riportiamo fedelmente l’introduzione dei Campi Creativi di Silvana Martuscelli, colei che fino ad oggi più di chiunque altro è riuscita a descrivere nel suo libro il Potere dei Campi Creativi questa metodologia.

I Campi Creativi
Da un punto di vista teorico la teoria dei “campi” si rifà alle intuizioni e ricerche scientifiche del fisico quantistico David Bohm. Sulla base delle proprie osservazioni scientifiche e dei paralleli culturali ricavati da diverse culture tradizionali extra-europee, lo scienziato arrivò alla definizione del concetto di campo secondo il quale “tutte le parti dell’universo sono fondamentalmente interconnesse e formano un tutto ininterrotto, un flusso continuo”.

La ricaduta sociale di tale visione olistica dell’universo e dell’esistente, è fondamentale: così come la parcellizzazione dell’esperienza e dei saperi in settori staccati ed iper-specializzati ha frammentato il corpo umano in settori non comunicanti, altrettanto i problemi sociali ed ambientali derivano dalla separazione indotta degli individui e dei gruppi tra di loro, e tra l’uomo e la natura. Per Bohm capire il mondo e l’essere umano significa capire la sua unità, ricomponendo la frammentazione arbitraria e patologica precedentemente operata. Tale parcellizzazione avrebbe difatti un senso se il mondo fosse fatto di parti indipendenti. Ma, poiché non lo sono, il nostro attuale modo di procedere è un auto-inganno produttore di malessere e patologia.

“Cura” eminente e strumento sociale di tale ricomposizione, è il Dialogo. Partendo dalla stessa base concettuale, un autore proveniente da tutt’altra formazione ha ricavato la definizione di “Campi Creativi”: F. Perls, l’ideatore della terapia della forma/Gestalttherapie. Secondo tale autore, all’interno di un “campo” non c’è bisogno di canalizzare e dirigere le idee, in quanto basta invece avere la fiducia che, lasciandole scorrere liberamente, si crei una dinamica spontanea ed ottimale in cui le cose si “mettano al posto giusto” permettendo alle idee di generare progetti concreti su cui lavorare.

Come vedremo è proprio la sottolineatura della “spontaneità” di tale dinamica interna, e del fatto che essa conduca ad un “giusto ordine”, a destare il più grande interesse. Cercheremo quindi nello specifico di chiarire il concetto di “Campo Creativo”.

Con “Campo Creativo” intendiamo quel particolare contesto, o “campo”, nel quale è reso possibile il massimo dispiegamento, o comunque il dispiegamento ottimale, delle potenzialità in esso racchiuse. Qualità fondamentale ed ineludibile, affinché un campo sia creativo, è che esso sia e resti aperto. Si tratta quindi di rendere possibile un processo che sarebbe per altro spontaneo, se solo gli si permettesse di essere. Un concetto molto simile è espresso da contesti culturali e scientifici molto diversi, come dalla fisica quantistica di David Bohm e dalla psicologia umanistica dell’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers.

Nella visione della fisica quantistica il Dialogo, così come viene proposto dal suo ideatore, non fa che permettere alle forze già presenti in campo di estrinsecarsi; nel concetto rogersiano, similmente, si riconosce l’esistenza di una forza interna agli esseri, definita col nome di “Tendenza Attualizzante”, ovvero l’irriducibile tendenza vitale dell’essere a seguire la propria massima realizzazione, ancorché in fieri. “Tale tendenza può essere letta come la propria visione/sogno, generativo ed originario. In ciò la tendenza attualizzante contiene in se gli imprescindibili, insopprimibili elementi del Sacro, la tendenza estrema ed ultima di attuazione del Vivente”.

In questa maniera utilizziamo tre parola chiave: CAMPO CREATIVO APERTO

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Written by enricolistico

13/01/2011 at 03:19

Creatori del nuovo

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Si può costruire qualcosa di nuovo, libero; uno spazio dove la Solidarietà reciproca sia la norma e dove non ci siano secondi fini e manipolazione?

La risposta e che si può, ma solo dopo aver abbandonato i vecchi schemi di pensiero e di approccio alle varie problematiche. Il nuovo mal si concilia con gli schemi di potere, complotti, corruzioni. Il nuovo non si può costruire solo nella forma e nella sostanza rimanere vecchio, perché si disintegra da solo in un battito di ciglia. Il nuovo deve essere nuovo nella forma e nella sostanza perché è il solo modo che ha per poter crescere e radicarsi profondamente.

Le persone sono dotate di un sesto senso, che per adesso è molto “sonnacchioso” ma che avrà un peso molto importante nel prossimo futuro e quello è l’intuito. Se di nuovo si deve parlare, questo deve essere fino in fondo altrimenti la partita è persa in partenza. Filtrate, usate il vostro intuito per verificare la veridicità di qualcuno che vi sta prospettando un qualcosa, da un lavoro, ad un’idea, alla vostra adesione ad un progetto o ad un movimento. Se vi risuona dentro senza attriti allora andate avanti e così fate ogni volta che vi viene richiesta un’azione.

Chi si avvicina al nuovo pensando di manipolarlo, averne ritorni, ottenere potere ecc. viene respinto perché non sarà in armonia con l’essenza del nuovo, perché vorrà replicare i suoi schemi in quel nuovo che invece, essendo nuovo, sfugge a tutto ciò. Leggi il seguito di questo post »

Written by enricolistico

18/12/2010 at 09:27

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