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Creativi Culturali: un momento di svolta

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La categoria dei creativi culturali nasce da una critica e disillusione nei confronti della visione del mondo sinora dominante, imperniata sulla quantità, sul materialismo e sul potere; tuttavia la definizione “creativi culturali” sottolinea come tali persone non si limitano a prendere le distanze dalla cultura dominante, ma siano al contempo impegnate a ricercare e promuovere nuovi valori e nuove concezioni dell’essere umano e del mondo – insomma a creare una nuova cultura.

Quelli che per i nostri antenati rappresentavano i punti cardinali della vita – la religione, la patria, la famiglia, il lavoro fisso, la stabilità economica, l’obbedienza ecc. – stanno perdendo, nell’epoca contemporanea, gran parte del loro significato e della loro centralità sociale.

Tuttavia, crollano le ideologie, ma non la ricerca di ideali; va in crisi un certo modo di intendere l’economia, ma non il bisogno di lavorare e produrre; perde terreno la religione, ma non il bisogno di spiritualità; si sfalda il matrimonio, ma non l’esigenza di intimità, di fare coppia e di generare figli.

Insomma, cadono le istituzioni e le rappresentazioni sociali che davano forma a certi bisogni, ma non i bisogni stessi, che sono insiti nell’essere umano e pertanto universali. Non c’è dunque da preoccuparsi troppo se sempre meno persone credono nel valore della patria, poichè molte di esse stanno semplicemente ampliando il loro concetto di “patria”, passando dai confini della loro nazione a quelli dell’intero pianeta.

Analogamente, le religioni vacillano perchè sempre più persone si sentono troppo strette all’interno di dottrine oppressive e chiuse in se stesse anelano ad una religiosità che sia libera da dogmi rigidi e istituzioni autoritarie e manifesti uno spirito interreligioso che trascenda le singole chiese, i singoli credo e riunisca veramente gli individui e i popoli, come l’etimologia del termine vorrebbe (da religare = unire insieme), invece di dividerli in sterili e spesso cruente dispute su chi abbia il monopolio sul vero Dio.

Un numero sempre più consistente di persone è ormai convinto che la felicità sia connessa ad una maggiore attenzione agli aspetti qualitativi della vita invece che a quelli meramente quantitativo-materiali.

Possono sembrare desideri irrealizzabili, utopie di pochi sognatori, ma non è affatto così. Si tratta anzi di un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto nei paesi socialmente ed economicamente più avanzati, e dovuto a vari fattori: primo tra tutti il fatto che, una volta risolti i problemi legati alla sopravvivenza e al benessere materiale, ogni essere umano inizia ad avvertire esigenze più sottili – culturali, socioaffettive, psicologiche, esistenziali, spirituali – indispensabili per una sua più completa realizzazione personale.

Finchè le persone vivono in ristrettezze materiali non possono che puntare a soddisfare le esigenze più immediate di sopravvivenza e sicurezza.

Tratto da: giopop.blogspot.com

 

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Written by enricolistico

02/01/2011 a 18:12

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