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I “Moderni” e i “Creativi Culturali”

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Possiamo pensare in modi radicalmente nuovi circa i problemi che affrontiamo?
La storia ci dimostra che le persone possono pensare in modi molto differenti. C’erano, in Oriente e in Occidente, sia nel periodo classico, che nel Medio Evo ed anche nelle società moderne, concezioni molto diverse sulla società, sul mondo, sull’onore e sulla dignità.

Ma ancora più straordinario è il fatto che anche persone moderne delle società contemporanee possano pensare in modi diversi. Questo è stato dimostrato da sondaggi di opinioni che hanno indagato su cosa i nostri contemporanei pensano di loro stessi, del mondo e di come vorrebbero vivere ed agire nel mondo.

Una recente indagine della popolazione americana ha dimostrato modi di pensare e di vivere molto differenti. Questo è molto importante per il nostro comune futuro, poiché è molto più probabile che alcuni modi di pensare preparino il terreno per uno scenario positivo piuttosto che altri.

Questi sono stati i risultati principali:
La principale corrente culturale americana è la cultura dei “moderni”. I moderni sono forti sostenitori della società dei consumi, condividono la razionalità che ha formato gli USA e che ne ha fatto la più grande economia mondiale. La loro cultura è quella delle banche e delle borse, degli uffici nei grattacieli e delle multinazionali; i loro valori vengono insegnati nelle scuole e negli college per le classi dirigenti.
Nel 1999 questa era la cultura del 48% della popolazione Americana: 93 milioni dei circa 193 milioni di adulti, più uomini che donne. Il reddito familiare era tra $40.000 e $50.000 all’anno, collocando così i moderni tra la fascia di reddito medio superiore.

Mentre negli USA dominano ancora i moderni, c’è ora un’altra cultura che sta crescendo rapidamente. Questa è la cultura dei “cultural creatives”. Nel 1999 i “cultural creatives” – i creativi culturali erano appena il 23,4% della popolazione americana, con almeno il doppio delle donne rispetto agli uomini, la maggioranza proveniente da classi medie o benestanti.
Persone in queste culture contrastanti pensano in molti modi diversi, e il loro modo di pensare produce vari e diversi stili di vita.

I “moderni”
I moderni condividono molte delle virtù e dei valori tradizionali degli Americani: credono in Dio, nell’essere onesti, nell’importanza della famiglia e dell’educazione, ed in una paga giornaliera giusta per un lavoro giornaliero giusto. Essi hanno però anche dei valori e credi specifici che sono meno favorevoli per un futuro positivo. Queste principali aspirazioni dei moderni comprendono:

  • Fare ed avere molto denaro;
  • Scalare la scala del successo con passi programmati verso la propria meta;
  • “Avere un buon aspetto” oppure essere alla moda;
  • Essere all’avanguardia nelle ultime tendenze ed innovazioni;
  • Essere intrattenuti dai media;

La maggior parte dei moderni sono convinti che:

  • il corpo è come una macchina;
  • anche le organizzazioni sono come delle macchine;
  • sia delle potenti multinazionali sia un forte governo debbano avere il controllo e siano i migliori giudici;
  • più grande è meglio;
  • si può misurare ciò che è stato fatto;
  • analizzare le cose è il modo migliore per risolvere un problema;
  • efficienza e velocità sono le priorità principali – tempo è denaro;
  • la vita può essere divisa in compartimenti stagni: lavoro, famiglia, socializzazione, sesso, educazione, politica e religione;
  • occuparsi di spiritualità e di dimensioni interiori della vita è “flaky” e irrilevante per il vero affare della vita.

I “creativi culturali”
I creativi culturali (cc) abbracciano valori e credi diversi e adottano i corrispondenti diversi stili di vita.

  • I creativi culturali comprano più libri e riviste dei moderni e ascoltano più radio, preferendo notizie e musica classica e guardano meno televisione;
  • sono grandi consumatori di arte e di cultura, molto spesso si esibiscono come dilettanti o come professionisti;
  • i creativi culturali vogliono conoscere la storia “dell’intero processo” delle cose che prendono in mano, dalle confezioni di cereali, alle descrizioni del prodotto e agli articoli di una rivista. Detestano la pubblicità o la descrizione superficiale di un prodotto, vogliono conoscere l’origine delle cose, come sono state fatte, chi le ha fatte, e che cosa succederà a queste cose una volta scartate;
  • I creativi culturali desiderano anche beni e servizi reali, “autentici”. Hanno guidato la ribellione dei consumatori contro prodotti considerati contraffatti, contro imitazioni, usa e getta, cliché o semplicemente di moda;
  • i creativi culturali non comprano su istinto ma ricercano quello che intendono consumare, leggono le etichette e si accertano di ricevere quello che hanno richiesto. Non comprano semplicemente gli ultimi aggeggi o innovazioni che sono sul mercato ; molti di questi si trovano su internet. Tendono ad essere innovatori e opinion leader per prodotti con più contenuto che forma, comprese riviste, cibo ricercato, vini e bevande selezionate;
  • i creativi culturali sono consumatori “dell’industria dell’esperienza” che offre esperienze intense, illuminanti o rivitalizzanti piuttosto che un prodotto materiale (gruppi di lavoro di fine settimana, raduni spirituali, esperienza di crescita personale, vacanze basate sull’esperienza, ecc.) Per quanto riguarda i prodotti materiali, i creativi preferiscono beni ecologicamente validi ed efficienti piuttosto che prodotti solo alla moda (per esempio, macchine di seconda mano, in buono stato ecologico e con un ottimo servizio clienti);
  • I creativi culturali, con lo stesso livello di reddito dei moderni, comprano meno case nuove, perché considerano le abitazioni disponibili inadatte al loro stile di vita. Evitano esposizioni di status come colonne ed entrate imponenti, preferiscono spazi che guardano verso l’interno nascosti da siepi e boschetti. Spesso comprano case da restaurare per sistemarle a loro piacere. Vogliono che la loro casa sia un “nido”, con molti angolini e nicchie interessanti. I creativi culturali amano lavorare in casa e spesso trasformano una camera da letto o una stanza tranquilla in ufficio casalingo;
  • il filo comune dei creativi è l’olismo. Questo si manifesta nella preferenza dei cibi integrali, nella cura olistica della salute, nell’esperienza interiore olistica, nell’informazione olistica, nell’equilibrio olistico tra lavoro, gioco, consumo e crescita interiore. Vedono loro stessi come sintetizzatori e curatori della salute, non solo a livello personale ma anche a livello comunitario e nazionale, e persino a livello globale. Aspirano a creare cambiamenti nei valori personali e nei comportamenti pubblici in modo da spostare la cultura dominante oltre il frammentato e meccanicistico mondo dei moderni.
  • Negli Stati Uniti la popolazione dei creativi sta crescendo. Nel 1965 erano cinque milioni di adulti, oggi sono cinquanta milioni. Una cultura simile sta crescendo anche in altre parti del mondo. Una ricerca del mensile Euro-Barometer dell’Unione Europea ha intervistato delle persone in quindici Stati Membri dell’Unione facendo delle domande sul loro stile di vita culturale, sulle loro preferenze e ha scoperto che culture simili a quella dei creativi sono presenti anche in Europa nella stessa proporzione dell’America.

Già nel 1997 era tra le dieci tendenze principali, come marchio dei creativi culturali, la volontaria semplicità negli stili di vita.
Secondo il Trends Research Institute di New York, questo tipo di vita ha guadagnato terreno non solo in America, ma anche in Canada, Europa ed Australia.

Questi sono sviluppi pieni di speranze. I creativi inquinano l’ambiente meno dei moderni e sono più aperti alla comprensione e alla cooperazione con altri. I loro stili di vita sono più semplici, non per mancanza di soldi, ma a causa di una intrinseca scelta di semplicità e di autenticità. Di conseguenza “l’orma ecologica” dei creativi é verosimilmente più piccola dell’orma dei moderni. Significa che su questo pianeta possono convivere più persone creative senza diminuire le risorse e senza creare problemi ecologici. Se culture simili a quelle dei creativi dovessero svilupparsi in molte parti del mondo, una distribuzione ed un uso migliore delle risorse mondiali potrebbe ridurre il potenziale di conflitti e diminuire sia odio che rancori.

Paesi ricchi e paesi poveri, Musulmani e Ebrei, Cristiani e Indù, Buddisti, Confuciani e animisti tradizionali potrebbero condividere il pianeta senza essere coinvolti in atti di terrorismo, guerre e senza commettere una miriade di altre forme di violenza.

Estratto da: Oltre la crisi, un nuovo rapporto del Club di Budapest di Ervin Laszlo. Manuale per la sopravvivenza umana e la crescita personale.

Fonte: fiorigialli.it

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Written by enricolistico

28/12/2010 a 15:06

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