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Natale da Creativi Culturali

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Il Natale è alle porte. Ma com’è e cos’è il Natale per chi cerca di “vivere ecologico”, per chi cerca di “decrescere”, di allontanarsi dalla società mercificata per riscoprire il valore del dono, del tempo libero, della lentezza e dell’ozio?

Natale. Per molti una festa religiosa in cui si celebra la nascita del figlio di Dio. Per altri una festa legata ai regali, al consumismo, ai pranzi di famiglia più o meno sentiti, più o meno obbligatori.

Per i bambini il giorno più bello dell’anno, quello in cui si aprono i pacchetti sognando i regali tanto desiderati, in cui arriva Babbo Natale, in cui immaginazione e magia per un attimo si confondono e si tramutano in realtà.

Ma cos’è e com’è il Natale per chi cerca di “vivere ecologico”, in equilibrio con persone, animali e natura? Che cos’è e com’è il Natale per chi cerca di “decrescere”, di allontanarsi dalla società mercificata per riscoprire il valore del dono, del tempo libero, della lentezza e dell’ozio?

Ad uno sguardo superficiale può sembrare un Natale noioso, privo di magia, di calore, di allegria. E forse in alcuni casi lo è.

Ma chi vive autenticamente questi valori, forse, è il vero mattatore delle feste natalizie.

Vediamo alcuni casi.

Sapori e odori. Il Natale, si sa, è tempo di tradizioni. E quindi milioni di italiani si affannano a ripetere ossessivamente il medesimo menù, spesso a base di carne. Per i vegetariani diventa difficile accettare l’invito al pranzo di famiglia. Devono destreggiarsi tutto il tempo tra parenti vecchi e “nuovi” che premurosamente lo ossessionano per tutta la durata del pranzo. Le frasi da lui più pronunciate? “No grazie”, “sì, sono vegetariano”, “no, davvero, sto bene così”.

Gli altri commensali si avventano con passione sulle pietanze, ma spesso finiscono con il rimanere delusi nella ripetizione sempre più nota di gesti, gusti, sapori.

Il Natale, invece, nelle sue diverse accezioni, è una festa di rinascita e richiederebbe un’evoluzione, una scoperta, un ampliamento.

E qui arriva la riscossa del vegetariano! Quest’anno tocca a lui organizzare il menù. Schiere di parenti arrivano angosciati a casa sua. Cosa gli toccherà mangiare? I più previdenti si sono organizzati nascondendo nella borsetta di lei un agnello, del ragù di cinghiale, e un quarto di bue per i momenti di sconforto.

Arriva il momento in cui vengono servite le portate. Lo stomaco si contrae preventivamente. Fino a quando… “Buono questo pasticcio di… che roba è?” “Mi devi dare la ricetta!” “Ottima questa pasta alle verdure…” “E questa torta rustica…” “Non l’ho mai mangiata”. “È divina!” I palati si risvegliano da anni di routine e cantano gioiosi, l’allegria dilaga e per una volta l’argomento più diffuso non è la finta solidarietà verso il povero vegetariano, ma le ricette da lui utilizzate, il gruppo di acquisto solidale in cui ha comprato questi ingredienti così buoni e genuini, la riscoperta dei sapori che persino la nonna aveva dimenticato e così via.

Finito il Natale i commensali tornano a casa contenti. Certo non sono diventati vegetariani, ma nessuno glielo chiedeva! Però, per una volta, hanno vissuto una festa basata sulla scoperta anziché sulla morte e sul dolore.

Illuminazioni, alberi, presepi e decorazioni. Ma ci sono altri italiani molto preoccupati. Quest’anno, infatti, festeggiano il Natale a casa del cugino pazzo. Quello che si è ritirato in campagna, vive isolato come un’eremita, veste in modi improbabili e parla tutto il tempo di risparmio energetico, inquinamento, decrescita, fine del petrolio, nuovi stili di vita. Anche qui ci si prefigura un Natale triste, senza addobbi, né albero, né presepe, per non parlare delle decorazioni e delle luci intermittenti.

Arrivano a destinazione con un’ora di ritardo perché in quella zona non prende il navigatore satellitare, i cellulari non ne parliamo e nessuno ha più una cartina stradale in macchina.

Esiste la magia del Natale o è un’invenzione cinematografica?
Le macchine sono stipate di persone, perché il padrone di casa, spietato, ha ottimizzato al meglio gli spostamenti di tutti, facendogli utilizzare il numero minore di automobili possibili. Ha provato a farli arrivare in pullman e treno, ma si è presto reso conto che i miracoli non sono di sua competenza. Il nervosismo è alle stelle. I bambini piangono (bambini? Ci sono dei bambini? Beh, allora stiamo già parlando di una famiglia evoluta!) perché si prospettano un ambiente triste e austero e sono convinti che Babbo Natale non li troverà mai, dispersi tra la nebbia e le colline.

Ma ecco, all’orizzonte, un cancello spalancato. Lo varcano infreddoliti, lasciano la macchina e vengono accolti da tre cani festanti. I bambini abbandonano il loro broncio e cominciano a gridare eccitati.

Sulla porta li attendono i padroni di casa. Lui, lei, e i tre bambini. Obbligano gli ospiti a togliersi le scarpe, gli offrono delle calde pantofole. Mentre si tolgono le giacche, gli invitati si guardano intorno e restano a bocca aperta. Sono entrati in una favola. I bambini (ma anche lui e lei!) hanno addobbato tutta la casa con decorazioni riciclate. Hanno usato qualunque cosa: lattine, bottiglie, vecchie scatole ricoperte di carta colorata, disegni, frutta.

Il camino scoppietta in sottofondo. Uno splendida magnolia svetta in mezzo alla stanza addobbata come albero di Natale. Su ogni finestra le candele si muovono formando ombre e danzando incessantemente. I contenitori colorati (auto-prodotti) diffondono luci colorate in tutta la stanza sostituendo egregiamente le luci a intermittenza.

Lui e lei non sono religiosi, ma i bambini hanno voluto sbizzarrirsi nella realizzazione del presepe e il risultato è incantevole. Figure fatte con la pasta, con il fil di ferro, con la terracotta. Muschio e erba vera come contesto. Casette di legno costruite e dipinte in modo lodevole.

I bambini che prima piangevano adesso gridano di gioia. Ora lo sanno, Babbo Natale li troverà di certo, visto che quella in cui si trovano deve essere senz’altro la sua casa!

Il momento dei regali. Negli anni, inesorabilmente, una festa antichissima ricca di significati, si è trasformata sempre più nel trionfo dello spreco. Bisogna fare regali a tutti. Milioni di italiani si aggirano stressati, nervosi, isterici tra negozi illuminati, clacson, parcheggi in seconda fila.

Poi quest’anno c’è la crisi. Non si sa ancora se reale o meno, ma poco importa. Tutti siamo convinti che siamo in crisi e che quindi bisogna risparmiare. Però i regali dobbiamo farli.

E’ possibile riscoprire il senso autentico del dono?
Anche se non né abbiamo voglia. Anche se non sappiamo niente di una certa persona. Anche se quella ha già tutto.

E se questa crisi, vera o presunta che sia, diventasse una straordinaria opportunità? Se molti di noi si fermassero per un attimo a pensare veramente alla persona a cui vogliono fare un regalo? Perché non rinunciare alla corsa folle in qualche centro commerciale, decidendo invece di regalare un po’ di amore? Si potrebbe donare un disegno, una lettera, una foto, fatte e pensate per la persona a cui sono destinate. Si potrebbe regalare del tempo. Ci si potrebbero donare dei “buoni”. Io ti regalo un buono valido per un po’ del mio tempo, quello necessario ad aggiustarti quel tubo che sgocciola da mesi. Io ti regalo un buono valido per un po’ del mio tempo, quello necessario a tenere i tuoi figli quando sei impegnato o a insegnarti la mia ricetta speciale, o ad accompagnare te e tua madre a fare una gita al mare. O qualunque altra cosa io possa fare per te.

Doniamo il nostro tempo, la nostra attenzione, il nostro cuore. Sarà retorico, banale, buonista, ma è anche dannatamente giusto. Se spendessimo meno denaro in cose inutili potremmo avere più tempo libero da dedicare agli altri e a noi stessi. Non sprechiamo quest’occasione. Rinasciamo veramente. Cerchiamo di vivere una festa che non sia basata sulla morte, sullo spreco, sull’inquinamento, sul dolore.

E Buon Natale.

di Daniel Tarozzi, tratto da:  ilcambiamento.it

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Written by enricolistico

25/12/2010 a 19:26

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